Arte Romana: un arte universale!

Ad un primo sguardo l’arte romana può sembrare nient’altro che una copia e continuazione dell’arte greca classica ma non è proprio così. Certo è innegabile l’influenza che l’ arte greca ebbe su quella romana ma la storia di Roma è talmente lunga e complessa che non si può ridurre l’arte romana ad un mera imitazione di quella greca. Oltretutto bisognerebbe distinguere l’arte di Roma in monarchica, repubblicana imperiale. L’arte monarchica o arcaica della storia di Roma è in gran parte influenzata dall’arte etrusca tanto che per trovare un opera d’arte figurativa sicuramente prodotta dalla civiltà romana bisogna attendere il IV e III secolo a.C. con un contenitore  in bronzo che racconta il mito degli Argonauti nota come Cista Ficoroni. Tra le opere più importanti della Roma arcaico-monarchica vanno ricordate la Cloaca Maxima(la fogna più grande) e le Mure serviane. 

L’ARTE REPUBBLICANA

Le prime fasi artistiche dell‘arte repubblicana sono piuttosto semplici ed affatto raffinate ma fu proprio il contatto con l’arte del mondo ellenico a far progredire l’arte romana. La conquista della Magna Grecia da parte di Roma sancì la superiorità militare della città eterna nei confronti dei greci ,che però al contempo, non riuscì a resistere al fascino immortale dell’arte greca che in un certo senso conquistò a sua volta Roma grazie alla sua cultura. La repubblica romana ebbe un approccio ambivalente rispetto all’arte greca in quanto in un primo momento veniva disprezzata insieme anche ai filosofi e poeti greci mentre man mano che passavano i secoli fu sempre più apprezzata. Nacquero infatti due scuole di pensiero: la prima filoellenica che amava l’arte greca e che era capeggiata dal circolo degli Scipioni mentre la seconda filoromana e conservatrice al cui capo ci fu Catone il Censore. Le opere d’arte greche arrivarono a Roma dopo la sottomissione dalla Magna Grecia da parte di Roma e furono sempre più richieste dalla clientela di collezionisti tanto che le opere originali non bastarono più; questo portò alla nascita del florido mercato di copie greche che dovevano soddisfare la sempre più crescente clientela romana, un fenomeno che prende il nome di  neoatticismo. Solo sotto il governo del dittatore Silla si intravidero i primi segni di arte romana peculiare ed originale soprattutto in architettura, in pittura e nel ritratti scultorei. Quest’ultimi erano caratterizzati da uno spiccato realismo che non tralasciava le imperfezioni dei volti e i segni del tempo. Per quanto riguarda il campo della pittura la tradizione romana viene anche detta “pompeiana” a cause dei numerosi ritrovamenti nel sito archeologico di Pompei dopo l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Ogni casa signorile dell’epoca aveva le pareti decorate da straordinari affreschi ricchi e dettagliati alcuni dei quali son giunti ai nostri giorni in ottimo stato di conservazione. Nella pittura romana dell’età repubblicana si individuano ben quattro stili  che sarebbe più corretto definire schemi decorativi. Il primo stile di derivazione ellenistica venne documentato grazie alle incrostazioni architettoniche dipinte( dal III al II secolo a.C.) mentre il secondo stile definito “delle finte architetture” (dal 120 a.C. al 50 a.C.) non lasciò molte tracce al di fuori di Roma ma si pensa possa essere stata un invenzione romana. Il terzo stile ornamentale si sovrappose al secondo e giunse sino all’epoca dell’imperatore Claudio (41-54 d.C.) Il  quarto stile invece definito dell’illusionismo prospettico fu molto ricco anche se non propose niente di nuovo. L’architettura romana del periodo repubblicano espresse il suo genio costruttivo soprattutto nelle opere pubbliche come la grande rete viaria(che esiste ancora) la quale permise poi la nascita e lo sviluppo dell’immenso impero romano. Certo non manca in questo periodo la costruzione degli edifici sacri come i templi ma molto più importante furono la costruzione di ponti, gallerie ed acquedotti alcuni dei quali ancora funzionanti ai giorni nostri! Gli esempi più importanti dei templi nell’età repubblicana sono il Foro di Cesare e il tempio di Venere Genitrice ma solo con il restauro del tempio di Apollo Sosiano nel 32 d.C. Roma potrà finalmente competere con l’eleganza e l’armonia dei templi greci.

L’ARTE IMPERIALE CLASSICA

L’arte imperiale di Roma nasce con il classicismo voluto dal primo imperatore romano ovvero Augusto il quale iniziò una decisa e radicale trasformazione urbanistica di Roma che si sviluppò in senso monumentale. Aumentò notevolmente la costruzione di edifici come terme, archi trionfali ed anfiteatri il più grande e famoso dei quali fu l’Anfiteatro Flavio meglio conosciuto come Colosseo che fu inaugurato da Tito nel 80 d.C. e poi completato da Domiziano. Bisogna menzionare anche importanti edifici quali il teatro Marcello, l’anfiteatro di Pola, l’Arena di Verona e il teatro di Orange. Nella scultura si nota una forte influenza dell’arte greca classica che si evince soprattutto nelle sculture di divinità e personaggi importanti della società romana. Piuttosto emblematiche sono alcune sculture che rappresentano l’imperatore Augusto tra cui Augusto come pontefice massimo e Augusto Ioricato quest’ultimo rielaborato dal famoso Doriforo di Policleto. Il Neoatticismo era appunto il termine usato per indicare le opere romane idealizzate come arte greca classica che però alla lunga ridusse le sculture a mere opere accademiche perfette ed equilibrate ma fredde e poco innovative. Il distacco graduale dal neoatticismo scultoreo si ebbe solo con la dinastia giulio-claudia. In pittura dominano i così detti stili pompeiani e la pittura di giardini illusionistici. Nell’era di Augusto si ebbe anche un notevole impulso della arte glittica(arte dell’incisione di gemme e pietre dure) e toreutica che sarebbe l’arte del lavorare il metallo. Tra i tanti reperti rinvenuti di questo periodo spiccono il tesoro di Hildesheim ,la gemma Augustea(29.a.C.) il cammeo di Augusto e Roma e il Grande cammeo di Francia. 

L’imperatore Vespasiano fu il fondatore della dinastia flavia che prosegui con i figli Tito e Domiziano, i quali portarono a termine l’opera più rappresentativa di Roma cioè il Colosseo. Un altro capolavoro architettonico-scultoreo di questo periodo è l‘Arco di Tito, un arco trionfale scolpito con figure a rilievo. L’epoca della dinastia flavia fu importante anche perché in architettura ci fu un graduale distacco dall’ellenismo che portò alla costruzione di cupole emisferiche come nella Domus Transitoria e Domus Aurea e al perfezionamento della tecnica  della volta a botte. Il totale distacco dal influenza dell’arte greca si ebbe con l’imperatore Traiano che con gli straordinari rilevi della famosa Colonna Traiana, che dovevano celebrare la conquista della Dacia(Romania odierna), portò una innovazione nell’arte romana infatti il rilievo storico di questo periodo tornò alle vette dei grandi capolavori dell’arte antica. Le innovazioni dei rilievi della Colonna Traiana si possono riassumere nel crudo realismo delle scene di battaglia che tendono a mostrare l’impeto della lotta, la sofferenza, il dolore dei vinti senza idealizzazioni o teatralità. 

Con l’imperatore Adriano ritornò in auge l’ellenismo in quanto fu assai appassionato di arte greca classica. Fece edificare Villa Adriana a Tivoli e ricostruire il Pantheon mentre in scultura furono tipici i ritratti di Antinoo il quale fu un giovine greco amante dell’imperatore Adriano da quest’ultimo divinizzato. Il classicismo dell’epoca di Adriano continuò anche con la dinastia degli Antonini o imperatori adottivi che produsse opere con un marcato contrasto chiaroscurale come si evince dalla base della Colonna Antonina. Con l’impero dell’eccentrico Commodo vi fu una svolta artistica soprattutto in scultura in quanto viene migliorata la dimensione spaziale e vengono introdotti temi simbolico religioso o fatti irrazionali come si può notare osservando la Colonna di Marco Aurelio.

IL BASSO IMPERO     

Col Basso Impero inizia la decadenza dell’impero romano a causa di una grave instabilità politica, sociale ed economica che sfociò nelle crisi del III secolo. L’arte romana si distaccò totalmente dall’ellenismo e dal mondo della natura abbandonando la forma e rifugiandosi sempre più nel mondo irrazionale e nell’astrazione metafisica. In questo periodo a Roma prevale l’arte così detta plebea o provinciale  anche a causa dal sempre più numeroso afflusso di gente popolana e di una perdita di potere ed importanza dell’aristocrazia patrizia. La società e l’arte romana sono infatti sempre state caratterizzate da un forte dualismo tra patrizi e plebei. Quest’ultimi diedero vita ad un arte popolare, semplice, chiara ed immediata che mirava ad adulare i commettenti e che poi si sviluppò in un arte sempre più libera ed espressionista che si distaccò maggiormente dall’ellenismo confluendo poi nell’arte medievale. Al contrario l’arte patrizia o aulica era un arte legata all’ellenismo ed alla forma razionale della natura che veniva appunto celebrata con gradi opere ufficiali. L’arte aulica sopravvisse a Costantinopoli e si rinnovò gradualmente fino a sfociare nell’arte bizantina

L’arte del Basso Impero prosegue con l’abbandono dell’armonia naturale per concentrarsi sula rappresentazione di un concetto piuttosto che l’esattezza della forma. Questo si nota nella statua colossale di Costantino(alta 12 metri) dotata di grandi occhi innaturali che esprime il potere divino dell’imperatore. Anche nel famoso Arco di Costantino la tendenza è quella di distaccarsi dal realismo spaziale infatti le figure scolpite non si attengono alla realtà prospettica ma a una realtà idealizzata  dimostrata soprattutto dalla figura dell’imperatore che giganteggia in modo innaturale rispetto alle figure che gli stanno intorno proprio per rimarcare l’aurea di divinità trascendente che l’imperatore aveva rispetto ai suoi sudditi. Costantino fu molto importante anche per il famoso editto del 313 che permise la libertà di culto dei cristiani e che  portò allo sviluppo di un arte pubblica cristiana, che in un primo momento sfociò nell’edificazione di imponenti e sontuose basiliche e che poi si evolse nella famosa arte paleocristiana. 

CONCLUSIONI

L’arte romana è stata un tramite tra l’arte antica e le successive manifestazioni artistiche che poi portarono alla nascita dell’arte carolingia, gotica e rinascimentale. Non è eccessivo infatti affermare che l‘arte romana è stata un arte universale in quanto grazie alla vastità dell’impero romano si è diffusa in un infinità di luoghi diversi anche al di là dei confini dell’impero  influenzando migliaia di artisti per tanti secoli e che, possiamo stare certi,  continuerà ad affascinare miliardi di persone nei secoli avvenire!  

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